SWM Superdual T: turista per gioco


Andrea Padovani martedì, 30 maggio 2017
Si chiama SuperDual ed è una touring atipica, che nasce sulla base di una enduro monocilindrica, offerta in due versioni e due allestimenti. Una moto con cui divertirsi tra le curve, ma che permette anche qualche viaggio. In vendita a 7.690 euro c.i.m.



L'SWM ci crede e spinge forte sul pedale dell'acceleratore. La storia di questa azienda risale addirittura agli inizi degli Anni 70 ma è con la sua acquisizione da parte del colosso cinese Shineray Group che riparte la sua rincorsa sul mercato. E oggi, la casa di Cassinetta di Biandronno (risorta qualche anno fa negli ex capannoni Husqvarna a due passi da Varese) gode di ottima salute. Ne abbiamo preso atto durante un "porte aperte" che l'azienda ha organizzato per la stampa mondiale nella sua sede, occasione per testare tutte le moto della gamma: che, a dirla tutta, iniziano ad essere molte.

Perché a fianco delle enduro e delle motard specialistiche sviluppate sui vecchi progetti Husqvarna, ora fanno bella mostra di sé la gamma delle monocilindriche "classic" (la Silver Vase, la Gran Turismo e la Gran Milano, tutte Euro4), il motardino SM 125 R e la crossover turistica SuperDual.

Proprio su questi ultimi due modelli abbiamo concentrato le nostre attenzioni. La piccola monocilindrica di 125 cc è una piacevole e divertente sorpresa; più corposa ed eclettica la SuperDual, una moto che nasce per il turismo a medio raggio. Due gli allestimenti: c'è la T, pensata per i viaggi per lo più su asfalto (i cerchi sono da 19" anteriore e 17" posteriore), e la X, che adotta ruote di chiara estrazione enduristica da 21" e 18" con cui affrontare anche i tratti fuoristrada più insidiosi.

Entrambe le versioni sono disponibili a loro volta in due allestimenti: base (7.690 euro c.i.m. secondo l'ultimo listino datato 1° giugno 2017) e GT Pack (8.590 euro sempre c.i.m.) che offre in più le borse laterali rigide da 33 litri prodotte dalla GIVI (dotate anche di comodo sportellino superiore), i relativi telaietti su cui fissarle e la coppia di faretti anteriori supplementari.
Tra i componenti montati di serie in entrambi gli allestimenti vanno segnalati il telaietto laterale in tubi a protezione del motore e delle plastiche, il plexiglass alto, il carter inferiore paracolpi e il portapacchi in tubi che integra le maniglie per il passeggero. Il look rimane essenziale, ovvero quello di una enduro monocilindrica (non specialistica) riadattata ad un uso turistico e di più ampio respiro: non a caso il serbatoio panciuto ha una capacità di 18 litri e la sella è ampia e accogliente tanto per il pilota quanto per il passeggero.

La base tecnica di partenza di questa moto è la RS 650 R nata per l'off-road: il monocilindrico che la spinge, che ora rientra nella normativa Euro4, ha una cilindrata di 600 cc ed è accreditato di una potenza di 54,4 CV. Quanto basta per affrontare con tranquillità anche eventuali trasferimenti autostradali, che comunque non sono il terreno preferito dalla Superdual.

Il motore è inserito in un telaio a doppia culla in tubi di acciaio: la forcella è regolabile nel solo freno idrauliuco in estensione mentre il mono è personalizzabile in ogni parametro. Per registrare il precarico è stato previsto un comodo pomello remoto visibile sul fianco sinistro della moto. Davvero essenziale la strumentazione, in perfetto stile fuoristradistico: le spie e le poche informazioni sono riassunte un unico elemento digitale e sono gestibili mediante un piccolo pulsante posto a lato della stessa.

Per il test sulle strade nei dintorni di Cassinetta, la SWM ci ha messo a disposizione la SuperDual T in versione standard, una moto che fin dai primi metri di guida tradisce la sua spartana origine fuoristradistica. La sella è infatti piuttosto alta, le sovrastrutture sono ridotte all'osso e non garantiscono molta protezione: se infatti escludiamo il plexiglass che aiuta nel deviare il flusso d'aria alle velocità più elevate (oltre i 120 km/h), per il resto il corpo è piuttosto esposto agli elementi nel caso di pioggia. In più le sospensioni sono abbastanza dure per la tipologia di moto, caratteristica che non aiuta in caso di fondo sconnesso. In compenso la posizione di guida è abbastanza naturale e poco affaticante, e ciò permette tra le altre di avere il pieno controllo sulla moto. Un fatto non secondario visto che questa strana touring si lascia guidare quasi come una supermotard. Le sospensioni ben sostenute, infatti, garantiscono una buona precisione anche quando si guida in modo sportivo, con contenuti e sempre prevedibili trasferimenti di carico.

In frenata infatti si può forzare l'azione senza troppi patemi d'animo, tanto che a volte si vorrebbe qualcosa di più dal disco anteriore in termini di potenza frenante. Nulla da ridire invece sulla modulabilità, tanto dell'unità all'avantreno quanto di quella al retrotreno. A supervisionare il tutto c'è comunque un ABS ben tarato e poco invasivo.

Davvero eccellente l'agilità
, anche grazie al peso contenuto e al favorevole braccio di leva offerto dal manubrio: nel misto questa moto è una saetta e accetta di buon grado la guida aggressiva, forzando la frenata fin dentro la curva. Questo carattere si scontra con il temperamento del monocilindrico estremamente docile e fluido ai bassi e medi regimi ma non particolarmente cattivo agli alti. Una caratteristica, questa, che invita a inserire un rapporto dopo l'altro sfruttando l'elasticità ai medi per una rilassante guida in souplesse. Ciò fa ben sperare anche nel caso si viaggi a pieno carico, con borse e passeggero a seguito, quando serve una buona coppia ai bassi nelle ripartenze o sulle strade in salita. Perché non va dimenticato che questa moto nasce (anche) per viaggiare…